Newsyblog

Il teatro e i social per crescere insieme? Intervista a Simone Pacini

 
Interessante !
3 ! 1 ?

Simone Pacini è un Social Media Manager non comune: oltre a intendersi dell'universo social, si occupa anche di comunicazione, formazione e organizzazione in ambito teatrale e culturale. In parole povere promuove teatro e cultura tramite il suo blog Fattiditeatro e i social media. E riesce a farlo bene: sono arrivato a lui googlando parole chiave come “social media” + “teatro” (proprio per approfondire il ruolo del teatro e della cultura nella crescita delle persone, che poi si collegano in rete, usano i social, ecc.).


Particolarità perfetta, quella di Simone, per chiedere quale può essere oggi il ruolo del teatro e della cultura nella maturazione intellettuale delle persone, maturazione individuale prima e collettiva poi (anche per imparare a leggere tra le righe e decifrare la società complessa in cui viviamo, come spiega il progetto/film Unlearning). Se vuoi conoscere meglio Simone Pacini puoi dare una sbirciata al suo blog Fattiditeatro e continuare la lettura dell’intervista che mi ha gentilmente concesso (in coda al post trovi anche il video dell’intervista).


Il contributo di Simone sarà sicuramente utile alle persone che vogliono partecipare a un cambiamento dal basso - di pensiero, di essere - per migliorare la società in cui vivono. Sicuramente è stato utile per me, per approfondire l’applicazione del concetto di intelligenza collettiva, quindi del come dare un contributo per favorirne lo sviluppo (ne parlavo qui).


La parola a Simone Pacini, Social Media Manager e autore di Fattiditeatro.it .


Benvenuto su Newsyblog Simone, qual è la tua attività online?


Principalmente mi occupo di consulenza e di formazione sui nuovi media (social e blog), per imprese di spettacolo. Faccio laboratori in giro per l’Italia e consulenze sui progetti che possono essere festival di teatro, rassegne teatrali, spettacoli, ecc.


Da manager per lo spettacolo puoi dire quali sono le qualità e le criticità del settore in Italia?


Le qualità: c’è tantissima creatività in giro, a vari livelli.
La criticità: è molto difficile il ricambio generazionale. Ovvero la mia generazione (io ho quarant’anni precisi), ancora sta ai margini, cioè non sta nei luoghi del potere (a quarant’anni sarebbe l’ora che ci andasse - non dico di me ma in generale di una generazione). Spero che alla generazione più giovane della mia, che adesso ha venticinque anni, vada un po’ meglio.


Come contribuisce il teatro alla maturazione intellettuale delle persone e della collettività? Come ci aiuta a crescere?


È una domandona. Io credo che la chiave sia l’incontro. L’incontro fisico che c’è fra gli artisti e gli spettatori, e questo è il motivo per cui il teatro non potrà mai morire (mentre il cinema, inteso come fruizione cinematografica, è già in crisi e rimarrà in crisi perché le nuove tecnologie lo stanno soppiantando), perché questo incontro lo rende immortale. Ma c’è un incontro ulteriore: quello fra la comunità che si unisce attorno a un determinato spettacolo o a un determinato evento culturale.


Quale ruolo hanno i social nella diffusione della cultura? Come possono aiutare?


Io credo che non bisogna considerare i social come strumento di social media marketing, perché per fare quello ci vogliono dei gran soldi da spendere sulle piattaforme più conosciute (Facebook, Google, YouTube, Twitter, ecc.). Credo sia interessante pensare il social come uno strumento per abbattere le barriere, coinvolgere maggiormente nell’oggetto teatro più spettatori possibili. Lo chiamano ‘audience engagement’, ed è una cosa di cui l’Europa si sta interessando molto in questi ultimi anni.


Parliamo dei tuoi progetti: #comunicateatro. Qual è la risposta degli addetti ai lavori e del pubblico?


#comunicateatro nasce nel 2012 ed è il primo workshop che cerca di mettere in collegamento il Web 2.0 e lo spettacolo dal vivo. La risposta è buona, ci sono molti giovani che partecipano a questi corsi; alcune volte partecipano anche dei professionisti per aggiornarsi (perché magari vengono da una generazione ‘offline’). I prossimi appuntamenti sono a Luglio, in Piemonte, in un progetto legato ad un festival di circo, e a Napoli, a fine Settembre, ci sarà la versione #comunicateatro (quella di Luglio è #comunicacirco).


Riguardo il progetto "Limiti" (rivolto ai detenuti della casa circondariale di Benevento), quale ruolo hai avuto, cosa hai fatto per questo progetto?


Il progetto Limiti è un progetto a cui sono molto affezionato. Nasce da un bando che un’associazione di Benevento ha vinto (bando del Ministero dell’Interno - ma potrei sbagliarmi - “Giovani per il sociale”).

Cosa è stato fatto (il progetto sta per finire)... Laboratori di teatro con i detenuti del carcere di Benevento; un docufilm (“Fine Pena. Il futuro oltre le sbarre” ndr), dove si raccontano le storie di 4 di questi detenuti; uscirà un volume che è un diario di bordo. Tutto questo è stato legato al web 2.0. Insieme a Daniele Muratore, mio amico e collega, nonché presidente dell’associazione capofila del bando, abbiamo ideato un portale. Questo portale, che si chiama Senzacravatta.it, è il contenitore dove gli operatori, i detenuti e gli interessati al teatro/carcere si possono incontrare, possono scrivere i loro report e leggere quelli degli altri. I detenuti fanno da blogger e anche da Youtuber. È stato fatto anche (primo caso) un workshop simile a #comunicateatro (un po’ più breve) dentro il carcere di Benevento. Io ho cercato di dare degli strumenti base di come poter usare i social anche per promuoversi oltre che per divertirsi (mettendo in pratica la formazione teorica, con l’aiuto di un webmaster per le questioni più tecniche).


I social, il teatro e la street art per far uscire dal degrado le periferie o i territori svantaggiati… Cosa ne pensi?


La questione è molto complessa e una risposta la devono dare le istituzioni. Credo che possa essere interessante un discorso di teatro fuori dal teatro. Perché il teatro non è la sala teatrale ma è l’atto di chi guarda, quindi, portare il teatro fuori dal teatro significa provare ad abbattere quelle barriere che spesso ci sono (barriere ideologiche: il teatro è roba da intellettuali... il teatro è troppo caro... il teatro è troppo chic, quindi come mi devo vestire...). Quindi prendere spunto dalla street art (che va proprio nei luoghi) è interessante.


Se fossi Ministro dei Beni Culturali, cosa faresti per avvicinare le persone al teatro e in generale agli eventi culturali?


Se fossi ministro cercherei di capire come vengono spesi i soldi. Perché c’è un FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) che ha dei soldi, che vengono dati, però dalle mie esperienze credo che poi questi soldi vengano spesi un po’ in maniera … ... (alcune volte, non sempre). Quindi cercherei di partire dai soldi che vengono già erogati, perché non credo sia solo una questione di bilanci, è anche una questione di gestione. Es. Mappare, capire questi soldi che impatto hanno e dove vanno a finire.
Per avvicinare le persone al teatro… Intanto c’è un discorso di formazione. Ad esempio il teatro dovrebbe essere fatto nelle scuole. Perché comunque è anche importante per il comportamento, per il vocabolario, per le relazioni con gli altri. Chi ha fatto un laboratorio di teatro lo sa, magari gli è servito anche nei colloqui di lavoro. Altra cosa: utilizzare il linguaggio del presente, e qui torno ai social e alle nuove tecnologie… È un po’ quello che cerco di fare io, perché spesso questi laboratori (non #comunicateatro, ma uno simile che parla di storytelling) vengono fatti con gli studenti universitari, alcune volte anche dei licei. Utilizzare i nuovi media per cercare di coinvolgere le nuove generazioni al teatro e alla cultura. Questa potrebbe essere una chiave secondo me.




Se sei interessato alle attività di Simone Pacini, puoi visitare il suo blog o andarlo a trovare nei vari social media cercando “Fattiditeatro” (qui la pagina Facebook).



P.S. Per suggerirmi una persona da intervistare (temi: crescita intellettuale, teatro/cultura, Mezzogiorno/Sicilia) scrivimi nei commenti al post (Link social sotto "E tu che ne pensi?").


Interessante !
3

 

Rispondi al Sondaggio

Il #teatro può aiutare tutti a crescere grazie al web 2.0?


  1. No
  2. Dipende dalla capacità delle istituzioni (e degli addetti ai lavori) di favorire la crescita

E tu che ne pensi?

Lascia un commento e partecipa alla conversazione su:

Approfondisci l'argomento