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In guerra per amore, riflessioni su un film che fa riflettere

 
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Trailer "In guerra per amore"



Trama "In guerra per amore"

1943. Mentre il mondo è nel pieno della seconda guerra mondiale, Arturo vive la sua travagliata storia d’amore con Flora. I due si amano, ma lei è la promessa sposa del figlio di un importante boss di New-York. Per poterla sposare, il nostro protagonista deve ottenere il sì del padre della sua amata che vive in un paesino siciliano. Arturo, che è un giovane squattrinato, ha un solo modo per raggiungere l’isola: arruolarsi nell’esercito americano che sta preparando lo sbarco in Sicilia, l’evento che cambierà per sempre la storia della Sicilia, dell’Italia e della mafia.

Riflessioni su un film che fa riflettere

Il film "In guerra per amore", visto dalle mie latitudini, lascia tanto amaro in bocca. Come se la storia non insegnasse nulla al genere umano, continuiamo a fare gli stessi errori, oggi come allora, nel 1943 come nel 1860. Piemontesi durante il risorgimento, Statunitensi durante la seconda guerra mondiale, in forme diverse, in Sicilia hanno lasciato la stessa terra bruciata. Entrambi si sono serviti della mafia per vincere una guerra, di liberazione dal nazifascismo nel caso americano (quando la mafia era già consapevole della propria forza); di conquista di un altro stato sovrano nel caso piemontese (quando la mafia dei gabellieri era arcaica e appena affiorante alla caduta dei Borbone). Durante e dopo il risorgimento, il sistema di potere nascente che si servì della mafia in Sicilia (per le stesse motivazioni degli Americani della seconda guerra mondiale), come della camorra a Napoli, preferì così un aborto vivente alla nascita di un vero e proprio paese (intellettuali romantici a parte, non era la creazione di un paese libero e indipendente lo scopo di chi volle fare l'Italia, Inghilterra in primis).


Se l'Italia è ancora un paese diviso, lo dobbiamo a chi non fece l'Italia di allora, e a chi non volle che l’Italia di allora fosse fatta. Se l’Italia è un paese intriso di mentalità mafiosa, lo dobbiamo a chi non fece l’Italia di allora e a chi non volle che l’Italia di allora fosse fatta... Gli Americani della seconda guerra mondiale trovarono un terreno fertile per fare ciò che ora un film racconta bene a tutti, finalmente.

L'Italia di oggi è conseguenza dell'Italia di ieri. Gli Italiani scontano una sorta di peccato originale: non hanno la più pallida idea di come sia nato veramente il paese in cui vivono. Passando dal risorgimento alla liberazione, le favolette imparate a scuola non trovano poi riscontro nella realtà, cioè nel presente-futuro che secondo i libri avremmo dovuto vivere, in base alla storia che narravano… Ma in quanti riscoprono la vera storia dopo aver preso diplomi e lauree? La comprensione di particolari periodi storici è utile a non farci ripetere certi errori, ma se la possibilità di comprendere è stata ostacolata e boicottata… Un film intellettualmente onesto e ben fatto può aiutare tutti a riflettere: può aprire scorci, stimolare dibattiti, accendere luci, portare altri punti di vista e modificare il sentire comune. Nell'era in cui i contenuti viaggiano in Rete, boicottare silenziosamente un film è un po' più difficile (il riferimento è al film "Li chiamarono briganti", uscito al cinema nel 1999 e ritirato dopo un paio di giorni) e il racconto del film "In guerra per amore" non presta il fianco ad eventuali polemiche o recriminazioni da parte di chi dovrebbe sentirsi chiamato in causa. Tutto si lega, e il film di Pif riesce a far luce sugli accordi stretti fra criminalità mafiosa ed istituzioni americane dal 1943. Chissà che un giorno non riusciremo anche a spiegare perché a Crisafullo, il mafioso Don Calò, ha così tanto potere da ammutolire l'esercito italiano per far entrare gli Americani in passerella.

E gli Americani di oggi? Non hanno perso il vizietto... Continuano ad allearsi con il male al fine di perseguire la loro personalissima idea di bene, lasciando infine i vasi rotti in giro per il mondo. Insomma, continuiamo a produrre gli stessi effetti, gli stessi errori, gli stessi orrori, invece di imparare dalle lezioni del passato. Anche l'Unione Europea che lo stesso Spinelli avvertì avrebbe potuto trasformarsi nel tradimento dell'Europa stessa, nel momento in cui si fosse persa l'idea che l'aveva fatta nascere, è un esempio di come i popoli siano costantemente traditi per il perseguimento di obiettivi incomprensibili.

Con l'aggravante(?) che oggi tutto è più complesso e veloce. Il caos, le guerre, la disperazione, i bambini bombardati che guardano o non guardano più nel vuoto, le strumentalizzazioni quotidiane e le manipolazioni di sana e robusta costituzione, la mancata messa in sicurezza del territorio, il non estirpare la criminalità organizzata, il chiudere un occhio con i criminali colletti bianchi (mafiosi o meno), ecc. ecc. ecc., sono tutte cose create da noi, per mezzo di classi dirigenti che hanno perso il contatto con la loro umanità, brancolanti nel mezzo di un cielo buio senza luna né stelle. Preferiamo che sia l'inganno a disegnare il nostro futuro, quando invece abbiamo le capacità per essere altro da tutto questo, se solo riuscissimo a comprenderlo, se solo riuscissimo a comprenderci. Se solo riuscissimo a intuire quanto sia fondamentale comprendere noi come esseri umani in questo mondo, e il periodo storico presente e passato in cui viviamo e in cui ci siamo innestati. Fare tutto ciò oggi è una sfida quotidiana. Provare a mettersi in discussione è il modo migliore per affrontarla. Vedere film come “In guerra per amore” aiuta nell’impresa. Grazie a Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, per averlo immaginato e realizzato.


P.S. Se hai curiosità di conoscere la persona che ha dato vita al personaggio di Teresa nel film di e con Pif, "In guerra per amore", leggi l'intervista all'Attrice Stella Egitto.


La ricostruzione storica delle ambientazioni del film "In guerra per amore"


Alcune scene tratte dal film "In guerra per amore"












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