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L’intelligenza collettiva per evolvere il pensiero e rompere i frame

 
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L’intelligenza collettiva che si sviluppa in Rete può davvero portare a rompere i frame, cioè la cornice dentro la quale siamo abituati a pensare, ed evolvere il nostro pensiero? Forse sì, forse no, dipende da noi.



1900 => 2000

Una piccola premessa… Credo sia ormai chiaro a molti - almeno tra chi vive nel qui e ora - che, oltrepassato il ‘900, in questo periodo storico esistono due grandi forze contrapposte (guardando in particolare all'Italia). Da una parte le élite globali (finanza speculativa, lobbies/multinazionali e sistemi di regole/trattati sovraordinati a loro favore, cioè il neoliberismo), dall’altra, gruppi sempre più rilevanti di persone che cooperano in Rete e infine si mobilitano sul territorio - sempre più consapevoli che i governi perseguono spesso gli interessi della prima forza in campo, ignorando il bene comune - sviluppando l’intelligenza collettiva al fine di:


- Contrastare chiunque ci stia facendo entrare con il suo operato (per stupidità, mancanza di visione o tornacontismo) in un nuovo Medioevo. Immagine simbolo: l’Is che distrugge il sito archeologico della città di Palmira e l’Ue che esprime forte preoccupazione (da notare le date: il 24 Agosto e il 27 Ottobre 2015 succede l'irreparabile, il 22 Maggio 2015 l'Ue si era preoccupata).


- Proporre soluzioni e alternative sostenibili (e radicali), secondo un nuovo modo di pensare che, evidentemente, andrà sempre a scontrarsi con il modo di pensare ereditato dal '900 (e che ci ha portato nell'attuale caos globale).



In questo mondo le classi politiche e i governi sembrano contare poco o niente. L’Unione Europa è un fantasma di se stessa, schiava della finanza internazionale e di interessi predatori, incapace di gestire la complessità degli attuali scenari (a sua volta disegnati da altri in assenza di uno straccio di linea politica europea). I piccoli e ciechi politici europei a guida tedesca, artefici di questo disastro, continueranno (malgrado loro, se hanno conservato un barlume di umanità) a vendere dolore come unico scenario possibile per risolvere le tante crisi, trascinati da eventi sui quali non saranno mai capaci di incidere (per n. motivi).



Quale delle due forze in campo sta vincendo la partita?

Chiusa la premessa, la riflessione che faccio in questo post parte da un video di Natalino Balasso che puoi vedere qui sotto (l’aspetto da cogliere è l’invito a pensare diversamente) e dalla spiegazione di intelligenza collettiva fornita da Levy.





In particolare, una risposta di Levy ha attirato la mia attenzione.


Domanda
E' il progetto dell'Illuminismo che si realizza?
Risposta
Sì, in un certo senso io perseguo, tento di perseguire, credo che si possa perseguire oggi il progetto di emancipazione dell'Illuminismo. Perfetto, ma evidentemente senza l'ingenuità degli illuministi di credere che il progresso sia garantito dall'evoluzione scientifica e tecnica. Oggi si sa che la soluzione di questo problema non è garantita e che dipende dalla volontà politica, dipende dagli operatori culturali fare in modo che le possibilità aperte dalla tecnica siano sfruttate in un senso socialmente positivo. Ma non è affatto scontato.


Non è scontato, ma è possibile, senza però commettere l’ingenuità - alla Jovanotti per capirci - di pensare che il settore privato possa sostituirsi tout court alla politica e agli operatori culturali, al fine di guidare la collettività verso un vero progresso. Il settore privato persegue la logica del profitto e l’imprenditore illuminato può essere sicuramente di grande aiuto, ma non potrà mai perseguire il bene pubblico se non smette prima i panni dell’imprenditore (mentre se persegue il bene comune restando comunque imprenditore, bene che va lo farà solo se avrà prima un ragionevole profitto, male che va il perseguimento del bene collettivo sarà solo un bluff - imprenditori e aziende che devono stare sul mercato sono cose diverse da artisti, benefattori e noprofit). In Italia ne sappiamo qualcosa (pensiamo a Olivetti e Mattei, poi pensiamo a De Benedetti e Berlusconi: la distanza è siderale). Il Cherubini o ci fa o ci è (un burattino ingenuo o un burattino furbo), tanto che il suo pensiero (chissà se autonomo o indotto) è proprio l'errore degli errori da non fare, che Levy spiega bene nella sua risposta.





Possiamo rompere il frame dentro il quale siamo abituati a ragionare (per approfondire cosa s’intende per frame guarda l’intervista di Claudio Messora a Marcello Foa) e renderci protagonisti della nostra emancipazione, nel momento in cui ne diventiamo consapevoli (se alla consapevolezza seguirà poi un diverso modo di agire, iniziando a lavorare sul subconscio/preconscio).





Quindi, per far sì che le possibilità aperte nei diversi campi dalla tecnica, siano effettivamente percorribili a beneficio della collettività intera, occorre un utilizzo consapevole della Rete da parte di chi ha i mezzi intellettuali per testimoniare in prima persona questo nuovo modo di pensare, facilitando così la diffusione del concetto (con tutte le sue implicazioni) espresso da Enrico Montesano nel video poco più sotto, che dice:


“Non credo che la politica possa risolvere i nostri problemi. I problemi nostri lo sa chi li risolve? I cittadini italiani. I cittadini italiani, se faranno questa rivoluzione individuale, culturale, e si cambierà il modo di pensare".




Si tratta di tornare a pensare da Esseri Umani, parte integrante della natura e non in dominio di essa o di razze e specie differenti, non schiavi del neoliberismo (mostro creato da una classe dirigente malata). Esseri umani interconnessi tra loro e con il mondo. Lo sviluppo dell’intelligenza collettiva è quanto di meglio possiamo perseguire per progredire come umanità, all’opposto di chi vuole solo governare un mondo pieno di disperazione dall’alto della propria gabbia dorata. Questo potrebbe essere il fine più nobile della rete e dei mezzi digitali.



L'intelligenza collettiva a servizio del Mezzogiorno, al fine di risolverne i problemi e svilupparne le potenzialità

In conclusione, voglio chiudere il post consigliando (a tutti coloro che tengono al Sud) di seguire alcuni personaggi pubblici molto attivi su Facebook, che hanno a cuore le sorti del Mezzogiorno e che già oggi sono in grado di aiutare lo sviluppo dell’intelligenza collettiva (poiché consapevoli della potenza della Rete, e del fare Rete), e che pertanto potrebbero alimentare, o alimentano già, il cambiamento in atto al Sud.


Avendo a cuore le sorti del Mezzogiorno, rivolgo a tal fine il mio contributo per lo sviluppo dell’intelligenza collettiva.


Dalla forza di incidere di queste persone nella società, oltre che dal continuo lavoro dei gruppi di cittadini che si organizzano e si sostituiscono allo Stato assente (quando va bene), sapremo se riusciremo a vedere in breve tempo la fine dell’inferno dei meridionali, e l’inizio della rivoluzione citata da Enrico Montesano. La possibilità c’è, la sua concretizzazione dipende da tutti noi e dall’intelligenza che mettiamo in Rete.



P.S. Lo sottolineo: linko solo le pagine o i profili Facebook dei personaggi pubblici più rappresentativi, sensibili ai temi riguardanti il Sud Italia e in grado di contribuire allo sviluppo dell’intelligenza collettiva – non è una lista definitiva e sicuramente dimentico più di qualcuno, apro i commenti anche per un tuo suggerimento (valuterò se sarà il caso di aggiornare il post o lasciare semplicemente il suggerimento come commento).







Conosci un personaggio famoso o emergente, molto attivo su Facebook, che può essere utile alla causa? Scrivilo partecipando alla conversazione più sotto (link a Facebook e Twitter).
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  1. L'affermazione di forze politiche meridionaliste (es. Mo!)
  2. Sviluppo dell'intelligenza collettiva nel Mezzogiorno (o sensibile alle sue istanze)
  3. Governo M5S
  4. Il verificarsi di almeno due delle tre opzioni sopra riportate

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