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Come cambia il colloquio di lavoro con il robot Mya

22|lug|2016
 
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Cambia il lavoro, cambia il modo di cercarlo, e inevitabilmente cambia anche il colloquio e il modo in cui viene gestito il processo di selezione di chi deve assumere. Il tratto comune del cambiamento negli ultimi anni è dato dalle tecnologie digitali, alle quali adesso si affiancano soluzioni frutto dell’intelligenza artificiale. Una di queste soluzioni è il robot Mya, ovvero una chatbot in grado di interagire in chat con gli utenti-candidati in cerca di lavoro, effettuando autonomamente un primo colloquio di lavoro con conseguente scrematura tra i profili più o meno adatti ad una determinata professione.

Già attiva sulla piattaforma FirstJob, sito web dove quotidianamente sono attivi numerosi utenti in cerca di occupazione, la chatbot Mya interagisce con chi sottopone il proprio curriculum, effettuando una sorta di colloquio preliminare. Il bot pone una serie di domande su temi e argomenti che si è soliti affrontare durante un primo colloquio di lavoro, dunque incentrato su obiettivi, esperienze, benefit e mission aziendale. Analizzando le risposte, con la sua capacità di lettura del linguaggio naturale (anche per accertare le qualifiche dei candidati), e legandole ad alcune metriche l’intelligenza artificiale peculiari di Mya, il robot riesce a individuare i profili potenzialmente più adatti per ricoprire una determinata posizione lavorativa.



Mya facilita i colloqui e la selezione?

L’efficacia e l’efficienza di Mya e della sua prima scrematura nel moderno processo di recruitment sono già riscontrabili: i candidati che hanno interagito con la chatbot hanno avuto maggiori possibilità di essere scelti (chance tre volte superiori rispetto a chi non è stato “intervistato” da Mya). Anche le aziende beneficiano del prezioso robot... Grazie a soluzioni di intelligenza artificiale come quella di Mya le aziende che cercano personale snelliscono notevolmente la mole di lavoro per scegliere ottimi candidati, attività che può essere particolarmente gravosa proprio nelle prime fasi quando Mya viene in soccorso, cioè quando c’è da effettuare le prime scremature.

Secondo VentureBeat, grazie all’utilizzo di Mya, l’azienda che è alla ricerca di personale riesce a risolvere tre quarti del processo di selezione. In questo modo il selezionatore umano, al quale poi ovviamente spetta la scelta finale del candidato, può concentrarsi soltanto sulla fase finale del processo selettivo a partire dai colloqui-interviste “faccia a faccia” con i candidati precedentemente “scelti” dalla chatbot. Oltre a Mya esistono altri chatbot dello stesso genere che sfruttano l’intelligenza artificiale per facilitare il lavoro del recruitment. Il futuro delle selezioni lavorative, soprattutto in via digitale, sembra essere ormai segnato.

E voi come la prendereste a essere scelti o scartati da un robot per un lavoro al quale vi siete candidati?


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