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Come creare un blog post virale: titolo, emozionalità, utilità

19|ago|2016
 
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Toccare le corde più sensibili dei lettori con un blog post e riuscire a coinvolgerli suscitando un’emozione, è uno dei lasciapassare più efficaci per ottenere due risultati: farti ricordare con un sentimento positivo e arrivare a un pubblico più ampio e fidelizzato. Il coinvolgimento emozionale è terreno fertile per ottenere la massima condivisione, e la creazione di blog post potenzialmente virali, emozionali e/o utili, in grado di diffondersi rapidamente in Rete, dovrebbe essere uno degli obiettivi principali di ogni blogger degno di questo nome.

Blog post emozionale o utile?

Ma come si fa a scrivere un contenuto che colpisca i lettori così tanto da spingerli a condividerlo? Il contenuto emozionale, come sostenuto da importanti studi di marketing, ha molte più chance di diventare virale perché l’emozione provocata, sia positiva che negativa, è uno stimolo particolarmente efficace alla condivisione. E se un post stimola forti e autentiche emozioni, alla fine sarà anche utile (per stimolare una riflessione, un ricordo, divertimento, crescita, ecc.). D’altra parte, un blog post che spiega bene come fare una determinata operazione, può avere un’enorme e immediata utilità pratica. Dovrà essere il blogger a capire quale leva utilizzare nel suo blog.

Un esempio eccellente di coinvolgimento emozionale ce lo offre il cortometraggio proposto da Wind. Toccare le corde più sensibili di una persona vuol dire parlare alla sua anima: quando guarderai il video ne assocerai subito il contenuto alle emozioni vissute con tuo padre.

Allo stesso modo, a stimolare la condivisione di un post è anche l’utilità pratica del suo contenuto. Se un utente/lettore ritiene che il contenuto appena letto possa servire a lui come ad altri, allora sarà più facile che il post sia condiviso sui social.

Riguardo l’utilità del blog post, ovviamente il contenuto dovrà essere concretamente utile alla domanda del lettore, spiegando chiaramente la soluzione al problema (es. alla domanda-query “come faccio a eliminare un’app iPhone?” evidentemente dovrai rispondere spiegando come si elimina un’app iPhone). Per iniziare a farti un’idea puoi prendere esempio dal mitico Salvatore Aranzulla (studia i suoi post a partire da come si presenta Salvatore su Google). Anche dal punto di vista SEO Aranzulla ha lavorato molto bene e rispondendo alle domande dei lettori con un linguaggio semplice e chiaro, non ha fatto altro che aiutare moltissime persone. Negli anni Salvatore Aranzulla ha costruito un business e un brand personale che molti rosiconi italiani invidiano (al punto da essere cancellato da Wikipedia).

Rosiconi a parte, sia il coinvolgimento emotivo che l’utilità del contenuto hanno un peso decisivo nel trasformare un post normale in un post di successo, ma non bisogna dimenticare che questi meccanismi si attivano nel lettore ancora prima di cliccare per leggere il contenuto.

L’emozionalità, infatti, entra in gioco già a partire dalla lettura del titolo (o dalla visualizzazione dell’immagine di anteprima). Questo significa che ogni blogger dovrebbe riservare particolare attenzione nello scegliere il titolo e l’immagine per ogni blog post: il titolo e l’immagine sono un biglietto da visita dell’intero contenuto, una sorta di chiave d’accesso all’attenzione del lettore. Fungendo quasi da esca per chi butta l’occhio distrattamente, il titolo può determinare la fortuna o la sfortuna di un post, supportandone la condivisione e la viralità o scatenando solo ire e polemiche.

Emozioni positive introdotte da un’immagine solare portano lettori positivi

Cosa comporta un titolo sbagliato

Attenzione quindi alle parole da utilizzare (soprattutto nei titoli). Nell’era dei social, forzare troppo la mano con un titolo acchiappa click può rivelarsi molto controproducente. Un titolo sbagliato, offensivo e polemico, può costare molto caro a un piccolo blog come a un quotidiano. Tra i danni più immediati c’è la reazione dei lettori che possono boicottare le vendite/visite del blog/giornale o dei prodotti pubblicizzati; da mettere in conto la reazione degli inserzionisti che possono rompere il contratto pubblicitario; nei casi più gravi potrebbe verificarsi la reazione dei soci (o del direttore), che possono scaricare le proprie responsabilità licenziando o sospendendo il responsabile; infine, ci sono le querele da parte delle persone offese. Ad esempio, proprio nelle ultime ore, il giornalista Claudio Cerasa e il giornale che dirige (Il Foglio), hanno affrontato una tempesta a causa di un titolo razzista. Le proteste e le polemiche che ne sono derivate rappresentano la reazione a un titolo offensivo contro la metà dei cittadini italiani (il titolo in questione è: “I terroni somari ma promossi con la lode” - leggi il racconto della vicenda pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno, giornale dipendente dal Corriere della Sera). Per Cerasa (forse ignorante del fatto che certe offese contro il Mezzogiorno non passano più indenni) oltre al danno c’è la beffa… Il giornalista è nato a Palermo, quindi viene da chiedersi: anche lui sarebbe un ‘terrone-somaro’?

Qualche esempio per un titolo efficace

Fare un titolo efficace non è una cosa semplice, ci sono titolisti e blogger che ci riescono meglio e altri meno. La ricetta per il titolo perfetto non esiste, ma ci sono alcuni “formati” che (grazie alla loro forma conversazionale pratica e diretta), hanno dimostrato di funzionare meglio di altri. Ad esempio... I titoli che rispondono subito a ipotetiche domande (Ecco come scrivere il titolo di un post) o gli elenchi che illustrano in n. punti delle cose utili da sapere (5 cose da sapere per usare Twitter al meglio), o ancora può risultare efficace anticipare la tipologia del contenuto (Un video per spiegarti come pulire il divano; Un’infografica per capire subito chi ha vinto davvero le politiche).

Infine, emozionalità o utilità, ci sono sicuramente due cose che non deve fare il titolo di un blog post: ingannare e offendere.


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  3. Tenerezza
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