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Italiane e Tedesche, quando le auto non sono solo auto...

05|lug|2016
 
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Guidi, la vedi passare, ti fermi a pensare... Sarà arrivato il momento? Italiana o Tedesca? Quanti ricordi, prima auto di famiglia (auto di famiglia?) che faceva impallidire le sportive dell’epoca: negli anni '60 le tedesche quasi non esistevano. Via verso le scampagnate, con papà a scuola la mattina presto, o la sera per accompagnarti alle prime feste di compleanno con i compagni di scuola. Sempre con lei, ti accoglieva, ti aspettava, ti entrava nel cuore e non te ne accorgevi. E poi? E poi un pezzo rotto, bulloni dispettosi: non c’è più. Resta nel tuo cuore, la eleggi ad auto preferita tra quelle avute da papà, la fissi nei tuoi ricordi lontani. Mentre le tedesche iniziavano a piacere e a prendere il posto delle italiane.


Oggi vivi tempi difficili che lasciano poco spazio alla passione, serve far quadrare i conti e i numeri esigono obbedienza teutonica. Il mondo è diventato troppo duro per chi segue le proprie passioni, il proprio istinto. Il passato con i suoi ricordi e i valori positivi resta chiuso in una scatola impolverata piena di nostalgia: una vecchia radio, cartoline di paesi lontani, la chiave dell'auto che tanto amavi, lettere d'amore. L'amore... Ma dov'è finito l'amore oggi? Le tedesche non potranno mai capire... Però le auto made in Germany vanno forte: belle, sicure, affidabili. E pensi che va bene così, pensi che in fondo una vale l'altra: una qualunque, purché di buona qualità. La senti la razionalità che cerca di soffocare l'immaginazione? E poi ogni giorno a rimuginare, quando la vedi per strada, quando la portano i tuoi amici, quando vince un premio. Ricordi quando vivevi ogni giorno un viaggio: un’altra dimensione che ti portava a immaginare, sognare, progettare. Ed è lì che ti chiedi che senso abbia vivere di rinuncia, sopravvivere in una vita che non senti tua, privarsi di un desiderio che alla fine può essere alla tua portata, provare ancora una volta le stesse emozioni di quando eri piccolo. Ti fermi e decidi che vuoi pensarci bene.


Tuo figlio: come puoi fargli perdere lo stesso sogno che hai vissuto tu... La stessa magia che ha contribuito a farti diventare quello che sei oggi, la stessa immaginazione che ti ha accompagnato mentre sceglievi la libertà, gli affetti, la vita. La stessa immaginazione che ti fa porre le giuste domande anche oggi... Forse è questa la spiegazione agli slogan promozionali come “il cuore ha sempre ragione”, "senza cuore saremmo solo macchine", oppure “la meccanica delle emozioni”. Emozioni, vere, forti, calde... Ciò che le tedesche non riusciranno mai a trasmetterti. Non sono semplici frasi promozionali, dietro c'è molto di più e ho provato a spiegartelo in questo post. Adoravo l'Alfasud di papà, l'unica auto che mi è rimasta dentro, e ho provato a rivivere le emozioni che quell'auto mi ha lasciato quando ero piccolo.

Non è un semplice oggetto, perché diventa parte di te, diventa presente nella tua vita: è ciò che ti trasmette quando viaggi con lei.

Sensazioni indescrivibili, indimenticabili: fissate nel cuore, negli occhi, nella mente. Vuol dire vedere oltre la ragione, sentire la nostra passione, capire come e perché proviamo certe emozioni. Non è possibile rinunciare a tutto questo per troppo tempo, non è possibile rinunciare a lei per troppo tempo.


Il cuore ha sempre ragione (2006)


Senza cuore saremmo solo macchine (2010)


La meccanica delle emozioni (2015)

La meccanica delle emozioni (2015)



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